UN CASO DI LINGUISTICA FORENSE:

UNABOMBER

Molti sono stati i casi in cui la linguistica ha aiutato a determinare l'autore di un evento delittuoso. Il più famoso è stato quello di Ted Kaczynski (aka Unabomber - UNiversity and Airline BOMber). 
Theodor J. Kaczynski, dopo essersi trasferito in una capanna del Montana, iniziò ad inviare pacchi bomba nel maggio 1978 e continuò per altri 18 anni, prima di venire  arrestato il 3 aprile 1996.
L'FBI per anni ha brancolato nel buio, azzardando ipotesi di ogni tipo per identificare l'autore delle bombe. Ma Kaczynski non fece mai uno sbaglio, mai una distrazione. 
Fu solo nel 1995 che commise il suo primo errore: la richiesta al New York Times e al Washington Post di pubblicare il suo manifesto (Industrial Society and Its Future  by F C) .
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Si trattava di un testo scritto con una macchina da scrivere, composto da 35.000 parole.
Lo scopo dell'FBI nella pubblicazione del manifesto era che qualcuno potesse riconosce lo stile con cui era scritto. E così fu. Proprio il fratello, David, denunciò Theodor alle autorità, citando in particolare l'uso della frase "cool-headed logician" come terminologia tipica di suo fratello, o, in termini linguistici, preferenza idiolettale.
Così l'FBI rintracciò e arrestò il Kaczynski. Contestualmente, gli agenti sequestrarono anche una serie di documenti, tra cui un articolo di giornale di 300 parole sullo stesso argomento del manifesto, che era stato scritto un decennio prima e ne hanno analizzato la lingua. L'FBI affermò che erano presenti importanti somiglianze linguistiche tra il documento di 35.000 e quello di 300 parole: una serie di parole lessicali e grammaticali e di frasi fisse che, sostenevano, erano la prova della paternità comune dei due testi.
Fu, quindi, proprio la linguistica forense che permise la cattura di Unabomber.